31 luglio 2015
Sansepolcro (AR)
Duo Navarra
Sergio Patria - Camilla Patria violoncelli
Musiche di Bach, Viotti, Popper
13 agosto 2015
CAVALESE (TN)
Sergio Patria violoncello
Elena Ballario pianoforte
Musiche di Cassadò, Boellmann, Chopin, Martinu

Musica e Medicina
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La favola in musica "Pinocchio" con musiche originali di Elena Ballario e testo originale di Carlo Collodi adattato dalla stessa compositrice è una produzione del Nuovo Insieme Strumentale Italiano. Il burattino Pinocchio è impersonato da Camilla Patria e con lei il simpaticissimo narratore Lorenzo Branchetti, che tutti i bambini conoscono come il Milo Cotogno della Melevisione.
Interpreti agli strumenti Alessandro Milani, Sergio Patria e la stessa autrice al pianoforte. Si aggiungono i disegni proiettati, accattivanti e spiritosi di Gianni Chiostri e i costumi di Rosanna Lacchia e il gioco è fatto. La musica è evocativa e descrittiva, coinvolge il pubblico non solo infantile evidenziando sentimenti, sensazioni, errori, capricci, generosità ed egoismo.
Lo spettacolo è stato ospite per ben tre edizioni della stagione Tutti a Santa Cecilia (2006-2007-2008) al Parco della Musica di Roma oltre che di numerose stagioni concertistiche.
Il CD è distribuito dalla casa di distribuzione Jupiter.

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Le ragioni di un accostamento: Queste le intenzioni manifestate da Franz Liszt nella prefazione del primo volume delle Années de pèlegrinage, un'importantissima raccolta pianistica comprendente ventisei pezzi divisi in tre quaderni, composti in un arco di tempo che abbraccia circa quarant'anni: una specie di diario musicale che trascrive impressioni della natura, o che prende spunto da opere letterarie e artistiche per esprimere sentimenti affatto personali: "Avendo in questi ultimi tempi visitato molti paesi nuovi, luoghi diversi, molti dei quali consacrati dalla storia e dalla poesia; avendo avvertito che i vari aspetti della natura e le scene che vi si riferiscono non passavano davanti ai miei occhi come delle immagini vane, ma agitavano nella mia anima profonde emozioni; che si stabiliva tra loro e me una relazione immediata, un rapporto indefinito ma reale, una comunicazione inspiegabile ma certa, ho tentato di rendere in musica qualcuna delle mie sensazioni più forti, delle mie più vive percezioni"...

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Il Verdi non operistico.

L'Ottocento musicale italiano può essere a titolo legittimo considerato come il trionfo del canto.
Esso veniva coltivato sia nei teatri, sia nei fastosi saloni dei palazzi aristocratici o nei più modesti salotti borghesi; soprattutto qui, con l'ausilio del pianoforte, si dava voce ad un genere più intimo, normalmente precluso ai clamori del palcoscenico, tuttavia ugualmente amato: la romanza da camera.
Il Verdi non operistico comprende molta musica sacra e strumentale, destinata per lo più alla locale Società filarmonica. Ricordiamo di questo periodo (1836-1839) un Tantum ergo, che il compositore giudicò molto severamente negli anni della propria maturità. Dall'Oberto (1839) abbandonò, per oltre vent'anni, i generi non operistici, con l'eccezione della musica da camera (fra cui alcune romanze da salotto): le Sei romanze (ed. 1838) e Album di sei romanze (ed. 1845) per voce e pianoforte e il Quartetto per archi in mi minore (1873)
Le Romanze da camera di Giuseppe Verdi occupano un posto importante nella sua produzione artistica.
Il compositore stesso chiama le sue arie "composizioni da camera" o "romanze". La loro scrittura è piuttosto leggera e il loro sostegno semplice, caratteristica delle sue opere giovanili.
Queste opere trovano radice del melodramma. Difficile non accorgersi dei loro rapporti in romanze come In solitaria stanza, sorprendente premonizione di Tacea la notte placida, o in Chi i bei dì m'adduce, in cui si scorge il profilo di certi sfoghi appassionati di Violetta. . La versione inedita di questa proposta è stata realizzata ad opera di Elena Ballario come elaborazione della parte pianistica per trio, flauto, violoncello e pianoforte: linee leggere, contrappunti, dialoghi rendono il programma piacevolmente rinnovato e arricchito di timbrica e colore cameristico che talvolta assume carattere teatrale ma sempre discreto e raffinato.

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Tremule confessioni e decise constatazioni esternate dall'autore, attraverso il racconto di vita emerso nel carteggio del compositore, sorrette da emozionanti, incalzanti ed avvolgenti melodie: il vecchio maestro che aspira il profumo di appetitose pietanze per le quali ordina gli ingredienti dall'Italia, il vecchio maestro che si burla del Do di petto di un celebre ospite e che si fa beffa delle consuetudini canore settecentesche, il vecchio maestro che nel suo esilio dorato di Parigi si isola da un mondo che ormai non comprende più e scrive centinaia di brevi composizioni per pianoforte o piccoli organici, per esclusivo diletto del suo salotto e dei suoi ospiti: Péchés de vieillesse, (Peccati di vecchiaia) brani descrittivi dai titoli curiosi come: Mon prélude hygiénique du matin" "Ouf! Le petits pois","Un petit train du plaisir ( in cui si descrive un rocambolesco viaggio in treno, Rossini odiava i treni,,,,,) "Les adieux a la vie" in cui emerge lo stato angoscioso premonitore della vicina fine...

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